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19 settembre 2007
un bacio grande come il cielo...
Qualcuno diceva: “un bacio grande come il cielo e la terra!” ... quel qualcuno ha lasciato “IN ME” un ricordo, un segno che non potrò mai scordare. L’ho amato, non so se lo amo ancora; dentro di me, da sola, l’ho perdonato, senza che lui lo sapesse, senza che lui lo avesse mai chiesto.
Ora non può pensare a me, ora non deve pensare a me. Ma mi chiedo “chissà se lo farà!” o chissà se per lui l’amore è stato quello che è stato per me!?
Chissà se anche lui mi ha riconosciuta un giorno, chissà se anche per lui sono stata un essere quasi perfetto, fatta per lui appositamente.
Impaurita dal mistero e dall’amore, dal suo passato nell’ombra .. dal nostro futuro fiorito. Ero innamorata e ricambiata, questa è la meraviglia.
Innamorata di quell’ amore che vuole dire ma che ha paura, di quell’amore che preferisce ascoltare.
“mi sto innamorando di te”, questo sentì un giorno, e il cuore fu colmo di gioia. Lei avrebbe voluto dire “anche io” ma si trattenne pensando che ci sarebbe stato un tempo in cui sarebbe riuscita a dirlo.
Ogni sguardo era il primo vedersi, ogni bacio il primo assaporarsi, ogni respiro il primo “sentirsi vivere pienamente”.
È sempre così un nuovo amore. È meraviglioso che tutto ritorni, rinasca come se mai null’altro fosse esistito prima di quello sguardo, di quel bacio. Come se l’esistenza stessa non fosse, non sapesse di esistere, prima di quel respiro.
| inviato da _lovelife_ il 19/9/2007 alle 8:56 | |
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17 settembre 2007
un urlo così grande
A volte la vita ti sovrasta in maniera così avventata che non ti lascia nemmeno il tempo di immaginare qualcosa di peggiore che possa rendere meno distruttivo quello che ti ha appena scaraventato addosso.
Quando mi metto a fare quelle passeggiate avrei solo voglia di perdermi in quella stanchezza fisica per non sentire più nulla, per annullare tutto, estraniarmi da questo cielo e da questo sole, abbandonarmi alla stanchezza, al dolore materiale per non sentire l’altro dolore, quello che proviene dal mondo esterno, che voglio annullare e il cui eco mi impedisce di dormire, di riposare, di stare liberamente in silenzio con me stessa. C’è rumore, c’è troppo rumore dentro me, o troppo silenzio, troppi pensieri silenziosi che vorrebbero URLARE. Per coprire qualunque altro rumore, un urlo così grande che oscuri il silenzio del cielo e l’inutilità del rumore del mondo.
Un urlo che arrivi a lui e lo riempia di silenzio, di spazio immenso, così immensamente silenzioso da costringere il pensiero a pensare, la voce a parlare, gridare URLARE a sua volta per restituire a me il mio spazio, il mio cielo liberi da ogni rumore inutile, liberi, da poterci finalmente riappendere i miei sogni.
| inviato da _lovelife_ il 17/9/2007 alle 9:25 | |
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28 maggio 2007
Improvvisamente guardai in dietro e la rividi. Le chiesi se era diventata quello che un giorno aveva sognato di essere, ma lei aveva dimenticato quali fossero i suoi sogni, e non poteva perciò rispondere alla mia domanda.
Fu allora che capii.
Avanzando negli anni, col passare del tempo, aveva perso, strada facendo qualcosa di sé, aveva perso tutte quelle speranze e quei timidi desideri che messi insieme formano i sogni, ecco, aveva perso i suoi sogni, ma, cosa ancor più triste...
...aveva perso anche il ricordo di avere avuto in un lontano passato dei sogni.
Da molto tempo la sua vita stava andando in una direzione che lei non comprendeva, si sentiva persa in un labirinto che lei stessa aveva creato a sua insaputa e dal quale avrebbe potuto uscire solo imparando a volare...sulle ali dei suoi sogni.
Come poteva fare per ritrovarli? Doveva forse chiedere a quella bambina cosa desiderava diventare, doveva chiedere forse a quella bambina che ancora c’era, quali erano i suoi sogni??
Glie l’ho chiese, ma la ragazzina non seppe rispondere, anzi, un po’ confusa le disse “non ricordo più”.
Fa uno strano effetto non sapere più cosa volere dalla vita, e in fondo, da se stessi. E come se consapevoli della finitezza dei nostri cuori non pretendessimo più da loro nulla se non un battito lento ma sicuro che ci possa accompagnare tranquillamente, senza troppe emozioni, senza nemmeno paure e malgrado senza gioie, il più lontano possibile; perché si possa dire che si è vissuto a lungo, che siamo stati tenaci, che l’abbiamo amata la vita...noi...!
Poi improvvisamente aveva ricordato, è successo un giorno, quasi per caso, aveva ricordato...
...e tutto quello che ricordava giorno dopo giorno aveva il sapore delle fiabe, un sapore di qualcosa di utopico, irrealizzabile, e forse per questo col passare degli anni deve aver abbandonato tutto questo;
ora però aveva capito una cosa.
I sogni sono certamente irrealizzabili nella loro perfezione.
E nessuno davvero può credere che i propri sogni utopici, fiabeschi possano avverarsi.
Noi, questo, da piccoli non lo sappiamo e continuiamo per questo a sognare. Da grandi poi guardiamo in dietro e non diamo peso a quello che siamo stati (senza sapere che è proprio lì che si nasconde la felicità del futuro) e cominciamo a non credere più ai nostri sogni.
Succede così, che li dimentichiamo...
Qualcuno si chiederà forse cosa ce ne facciamo di sogni che non si possono realizzare.. io dico che i nostri sogni, e solo loro, se tenuti sempre ben presenti e vivi in un angolo del nostro cuore, possono indicarci la strada da seguire; non però la strada che porta alla loro realizzazione, ma quella che ci porta non troppo distanti da quello che siamo e che da sempre abbiamo desiderato essere. Altrimenti arriviamo in un punto della nostra vita in cui non sappiamo più chi siamo e cosa vogliamo, proviamo a fare uno sforzo, ma quello che vediamo è solo un presente senza futuro né passato, un presente che abbiamo raggiunto abbandonando i nostri sogni, perché credevamo che non ci servissero più, e come una corazza troppo pesante da portare via con sé, li abbiamo lasciati cadere.
“chissà se le stelle sono illuminate perché un giorno ognuno possa trovare la sua”
Invece i sogni sono essenziali, essi sono la linfa vitale dalla quale possiamo attingere un barlume di verità riguardo a quello che siamo e a quello che desideriamo di più al mondo. Sono come diceva qualcuno, come stelle, sono come un punto fermo, fisso nel cielo, che non potremo mai raggiungere certo perché troppo lontano, ma che comunque e sempre e come può ci indica la direzione da seguire, forse solo per fare in modo che quando ci perdiamo possiamo ritrovare la strada che ci permetta di non andare troppo lontano, così lontano da perderci poi per sempre fino a non ritrovare più il fragile filo che alla vita ci tiene legati.
| inviato da il 28/5/2007 alle 15:37 | |
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14 maggio 2007
"Paura. Di te. Amarti è il rischio più alto. Molteplici, la tua vita e tu. Ti ho, quella di oggi; ormai ti conosco, penetro in labirinti, facili grazie a te, alla tua mano. E i miei ora, sì. Però tu sei il tuo stesso più oltre, come la luce e il mondo: giorni, notti, estati, inverni che si succedono. Fatalmente, ti trasformi, e sei sempre tu, nel tuo stesso mutamento, con la fedeltà costante del mutare.
Dimmi, potrò io vivere in quegli altri climi, o futuri, o luci, che stai elaborando, come il frutto il suo succo, per un domani tuo? O sarò appena qualcosa nata per un giorno tuo (il mio giorno eterno), per una primavera (in me fiorita sempre), e non potrò più vivere quando giungeranno successive in te, inevitabilmente, le forze e i venti nuovi, le altre luci, che attendono già il momento di essere, in te, la tua vita?"
(Da: "La voce a te dovuta", Pedro Salinas)
| inviato da il 14/5/2007 alle 8:43 | |
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21 luglio 2006
Inesorabile, questa estate porterà con se tutti i cieli color rosa-arancio che hanno attraversato i miei anni. Questa estate, come ogni estate, mi riporterà a quando ancora i sogni erano così forti che potevo toccarli, così veri che accompagnavano la mia vita come una presenza costante, quasi fossero nati con me. Così rumorosi da diventare la colonna sonora della mia fanciullezza, spesa a giocare spensieratamente e semplicemente a programmare i giochi del giorno dopo, senza quasi quella consapevolezza che la vita, il futuro è molto di più di un solo domani pieno di sole.
Ma cosa ne sapevo io? Cosa ne sapevo della meraviglia travolgente che è la vita?!!
Nulla. Ma era tuttavia più semplice, più naturale forse, vivere in quel modo. Forse più vero anche, non domandarsi nulla e vivere appieno tutto. Tutto quel che veniva. Semplicemente aprendo le braccia, a quel cielo. Color rosa-arancio.
Anna
| inviato da il 21/7/2006 alle 22:53 | |
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14 luglio 2006
Il mare è tutto azzurro il mare è tutto calmo nel cuore è quasi un urlo di gioia e tutto è calmo
Sandro Penna
Anna
| inviato da il 14/7/2006 alle 14:20 | |
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25 giugno 2006
Solo un cieco non avrebbe visto, eppure l’avrebbe sentita l’imbarazzante tensione di quel silenzio. Avrebbe percepito il suono di due occhi che non hanno più nulla da dirsi, né veramente nulla forse possono più dirsi. Nulla rende più ciechi del non amare più, nulla rende due occhi più ciechi quando questi occhi guardano qualcosa che non amano. Perché allora possono dir tutto senza più dire niente. Nulla di significante, nulla più che dica realmente qualcosa.
Possono quasi uccidere due occhi che mentre tu piangi dicono di non vedere alcuna lacrima, e due orecchi che non sentono il tuo singulto.
Improvvisamente tu sei un pazzo che ha sognato chissà quali follie, mentre la verità è che dall’altra parte nessuno è così sincero con se stesso, o forse con sé lo è, ma non lo è con te e questo è ancora peggio perché allora questa è ipocrisia. Comunque dicevo che improvvisamente tu sei un pazzo che ha sognato chissà quali follie, mentre dall’altra parte nessuno è così sincero con te da dirti che è proprio così, che la tua follia non è follia, ma
che tutto è finito e che non glie ne importa assolutamente un accidente!
Niente di peggio di chi non vuol vedere o di chi non vede semplicemente perché non ama più.
Dall’altra parte tutto scorrerà tranquillo. Come se nulla fosse accaduto. Come se nessuno avesse mai parlato, freddamente forse, ma con il cuore in gola. Forse con un cinismo di chi più volte è stato deluso, un cinismo non per questo giustificato, ma inevitabilmente presente.
E mi sento ferita, di un male che io stessa ho creato! La mia follia!!
Forse l’arte di percepire un male a venire, come qualcosa che sta inesorabilmente per finire,
la possiede solo chi di quella fine potrebbe soffrirne. Chi potrebbe temerla perché non la vuole.
Chi ha altro a cui pensare, chi non ha il tempo di correre dietro a qualcuno che sta per perdere,
costui, nel momento stesso in cui non vuole, non ama.
Meglio che sia tutto finito se la realtà è soltanto quella che vedi ora. Povera e misera, senza alcun senso. Senza quella ricchezza che credevi avesse. Tutto perde di valore quando l’amore lo abbandona.
Qualcuno aveva scritto:
“Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla… comprano dai mercati le cose già fatte… ma siccome non ci sono mercati di amici, gli uomini non hanno più Amici… se vuoi un amico, addomesticami.”
A. de Saint-Exupéry
E qualcun altro aveva letto e amato queste parole tanto da farsele
Dipingere. Le aveva poi appese su di una parete, ben in vista ai suoi occhi e agli occhi altrui.
Tutto quello che seppe dire è che non vedeva nulla.
Ma noi sappiamo bene che “non si vede bene che col cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi”.
Una disattenzione non può farmi credere che tutto sia cambiato! Se non mi racconta più nulla è perché non le accade nulla!
Ma sta dietro alle parole il significato di un’amicizia, anzi esso usa le parole come pretesto per continuare un dialogo che poco ha a che fare con quello che si esprime soltanto lettera dopo lettera e suono dopo suono.
Anna
| inviato da il 25/6/2006 alle 13:45 | |
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18 giugno 2006
Perché dire fine quando qualcosa giunge a termine? Perché chiamare, definire questa TRASFORMAZIONE, triste per la maggior parte delle volte? Me lo sono chiesta anche io. Perché qualcosa deve iniziare e finire? Forse non finisce né mai inizia. Ma semplicemente si trasforma, e proprio perché noi forse non riusciamo a concepire il processo di trasformazione nel quale siamo immersi in tutto quello che facciamo e nel quale è immersa la nostra stessa vita. Forse dovremmo vedere tutto sul filo di un continuum, una retta continua senza estremi, e quindi un cerchio senza capo né coda. Ci chiediamo perché un’amicizia finisca, perché un amore finisca, e non pensiamo che è solo una delle sue infinite trasformazioni. Ma noi abbiamo bisogno di definire, di dire che è finito. Mentre tutto in realtà fa parte forse di un segreto, di un mistero che a mala pena possiamo ipotizzare. Il segreto e il mistero che forse li racchiude tutti e tutto racchiude. Il mistero della vita e quello annesso e strettamente collegato della morte. E’ difficile per noi concepire tutto ciò che finisce come in realtà qualcosa che sta soltanto cambiando e quindi come qualcosa di nuovo che inizia. Noi cambiamo sempre, cambiamo continuamente e stupidamente crediamo che siano state le cose a cambiare. Ciò che cambia nelle nostra vita cambia perché siamo noi che cambiamo. Forse è più facile attribuire la colpa alle cose, alle situazioni, forse ci fa solo meno male. Siamo noi che cambiamo, ed è così che un bel giorno, guardando in dietro tutto ci sembra così strano!! Tutto così…così..quasi insensato, quasi fosse un’altra vita, un altro mondo..un altro noi…
Diceva qualcuno di cui non ricordo il nome che:
“Il passato è come un paese straniero: fanno tutto diverso lì!”
eppure eravamo noi, eppure ero io, ma io e noi siamo cambiati…purtroppo o per fortuna chi lo sa! È così e basta. Poteva essere diverso in mille altri modi forse, ma è così. È così. È nella natura delle cose, modificarsi. È nella nostra natura di uomini cambiare e altrettanto nella nostra natura accorgerci di essere cambiati…solo quando siamo così diversi da non riconoscerci più nei sogni di ieri.
“…guardiamo a tali promesse con indulgenza, come a capricci di una precedente versione di noi stessi che abbiamo superato…”
Anna
| inviato da il 18/6/2006 alle 22:42 | |
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15 giugno 2006
Tutto qui
Mostra
le impronte del mio stile,
nel senso che io
voglio dare al mio stile.
Tutto qui
è dunque
una forma
della mia mente,
un aspetto
della mia anima,
una prova
del mio
fervore.
Gabriele d’Annunzio
Anna
| inviato da il 15/6/2006 alle 10:57 | |
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2 giugno 2006
MAGICO NERUDA...
No te amo como si fueras rosa de sal, topacio Non t'amo come se fossi rosa di sale, topazio o flecha de claveles que propagan el fuego: o freccia di garofani che propagano il fuoco: te amo como se aman ciertas cosas oscuras, t'amo come si amano certe cose oscure, secretamente, entre la sombra y el alma. segretamente, entro l'ombra e l'anima. Te amo como la planta que no florece y lleva T'amo come la pianta che non fiorisce e reca dentro de sí, escondida, la luz de aquellas flores, dentro di sè, nascosta, la luce di quei fiori; y gracias a tu amor vive oscuro en mi cuerpo grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo el apretado aroma que ascendió de la tierra. il concentrato aroma che ascese dalla terra. Te amo sin saber cómo, ni cuándo, ni de dónde, T'amo senza sapere come, nè quando nè da dove, te amo directamente sin problemas ni orgullo: t'amo direttamente senza problemi nè orgoglio: así te amo porque no sé amar de otra manera, così ti amo perchè non so amare altrimenti sino así de este modo en que no soy ni eres, che così, in questo modo in cui non sono e non sei, tan cerca que tu mano sobre mi pecho es mía, così vicino che la tua mano sul mio petto è mia, tan cerca que se cierran tus ojos con mi sueño. così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.
| inviato da il 2/6/2006 alle 22:46 | |
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1 giugno 2006
Quando mi dico che viviamo di ricordi allora devo dirmi che viviamo di desideri che si ritrovano sempre nel passato, il desiderio di un ritorno, il desiderio di rinascere, il desiderio di ritornare a provare quella gioia indefinita, immotivata e così innocente che albergava nelle giornate di noi piccoli bambini immersi nei nostri giochi sull'erba al calare del sole mentre da un balcone lontano una voce, il richiamo materno, ci avvisava che qualcosa in tavola si stava per raffreddare … quella voce temuta e quasi sacra…nel ricordo è quasi una speranza, e tiene vivi insieme i pezzi di quel tempo lontano.
Viviamo di ricordi e desideri di un passato che vorremmo si ripetesse fino all’ultima e più remota esperienza viscerale, quella di vivere cullati sempre, nel luogo più tranquillo di questo mondo: un ventre materno che ci permettesse di riposare dal frastuono di tutto questo incessante andare, che ci permettesse di stare tranquilli, cullati sempre, da quella voce, quasi sacra e temuta.
Anna
| inviato da il 1/6/2006 alle 19:41 | |
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31 maggio 2006
IL RICORDO UNISCE CIò CHE IL DESTINO SEPARA
| inviato da il 31/5/2006 alle 12:17 | |
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23 maggio 2006
"E ti vengo a cercare anche solo per vederti o parlare perché ho bisogno della tua presenza per capire meglio la mia essenza questo sentimento popolare nasce da meccaniche divine un rapimento mistico e sensuale mi imprigiona a te dovrei cambiare l'oggetto dei miei desideri non accontentarmi di piccole gioie quotidiane fare come un eremita che rinuncia a sé
E ti vengo a cercare con la scusa di doverti parlare perché mi piace ciò che pensi e che dici perché in te vedo le mie radici questo secolo oramai alla fine saturo di parassiti senza dignità mi spinge solo ad essere migliore con più volontà emanciparmi dall'incubo delle passioni cercare l'Uno al di sopra del bene e del male essere un'immagine divina di questa realtà
E ti vengo a cercare perché sto bene con te perché ho bisogno della tua presenza"
Franco Battiato
Anna
| inviato da il 23/5/2006 alle 10:35 | |
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19 maggio 2006

E vorresti gridarlo urlarlo l’amore che vorresti dare!
Ma chi ti risponde è soltanto il tuo eco che all’infinito si ripete dentro di te e resti sola,
col tuo eco
e col tuo amore.
Con tutto l’amore che vorresti dare.
E ti riempie e ti circonda e lo senti tutto immenso infinito. E resti ferma in silenzio aspettando respirando aspettando che lentamente perda la pazienza e si dilegui.
Per non farti più male.
Anna
| inviato da il 19/5/2006 alle 23:16 | |
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15 maggio 2006
Certe cose passano, oppure sembrano così antiche e sacre che temi di rovinarne il ricordo, rivivendole, o semplicemente provandole ancora o di nuovo. Alcune cose non possono tornare perché troppo grandi, troppo smisurate non possono rioccuparti il cuore che finalmente si è liberato. È bene così, è bene che certe cose non tornino, semplicemente perché non le si vuole più. Resta il ricordo di un amore grande. Nessuna cosa negativa, poiché le cose negative non fanno parte di quella storia meravigliosa, bensì della sua fine, e voglio dire anche che per parlare di "storia meravigliosa" basta un solo giorno felice. E sicuramente c'è stato almeno un solo giorno felice. Sì, c'è stato quel solo giorno felice che basta a dire che per me, è stata una storia meravigliosa! Anche se è stato solo per un giorno, anche se una piccola parte restante è stata un'illusione e anche se tutto il resto è stato il degrado della fine, ed è stata una fine quasi infinita. Una fine che non finiva, che non volevo finisse. Perché non volevo perdere l'illusione di quella meravigliosa storia. Piena di rossori, di paure, di timori, di vergogne adolescenziali. Una storia al buio, o in piena luce su di una spiaggia; tra due amanti ciechi, che si guardavano ma non vedevano niente se non la vanità delle loro azioni fanciullesche. Due cuori che non battevano al suon di uno soltanto. Due universi che MAI avrebbero condiviso gli stessi sogni. Ma tutto era stato perfetto, in quel unico giorno della loro meravigliosa storia.
Anna
| inviato da il 15/5/2006 alle 18:53 | |
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9 maggio 2006
Instantes - Istanti
Si pudiera vivir nuevamente mi vida. En la próxima trataría de cometer más errores. No intentaría ser tan perfecto, me relajaría más. Sería más tonto de lo que he sido, de hecho tomaría muy pocas cosas con seriedad. Sería menos higiénico. Se potessi vivere di nuovo la mia vita. Nella prossima cercherei di commettere più errori. Non cercherei di essere così perfetto, mi rilasserei di più. Sarei più sciocco di quanto non lo sia già stato, di fatto prenderei ben poche cose sul serio. Sarei meno igenico. Correría más riesgos, haría más viajes, contemplaría más atardeceres, subiría más montañas, nadaría más ríos. Correrei più rischi, farei più viaggi, contemplerei più tramonti, salirei più montagne, nuoterei in più fiumi.
Iría a más lugares adonde nunca he ido, comería más helados y menos habas, tendría más problemas reales y menos imaginarios.
Andrei in più luoghi dove mai sono stato, mangerei più gelati e meno fave, avrei più problemi reali, e meno problemi immaginari.
Yo fuí una de esas personas que vivió sensata y prolíficamente cada minuto de su vida; claro que tuve momentos de alegría.
Io fui uno di quelli che vissero ogni minuto della loro vita sensati e con profitto; certo che mi sono preso qualche momento di allegria.
Pero si pudiera volver atrás trataría de tener solamente buenos momentos. Por si no lo saben, de eso está hecha la vida, sólo de momentos; no te pierdas el ahora.
Ma se potessi tornare indietro, cercherei di avere soltanto momenti buoni. Chè, se non lo sapete, di questo è fatta la vita, di momenti: non perdere l'adesso.
Yo era uno de esos que nunca iban a ninguna parte sin un termómetro, una bolsa de agua caliente, un paraguas y un paracaídas; si pudiera volver a vivir, viajaría más liviano.
Io ero uno di quelli che mai andavano da nessuna parte senza un termometro, una borsa dell'acqua calda, un ombrello e un paracadute; se potessi tornare a vivere, vivrei più leggero.
Si pudiera volver a vivir comenzaría a andar descalzo a principios de la primavera y seguiría descalzo hasta concluir el otoño.
Se potessi tornare a vivere comincerei ad andare scalzo all'inizio della primavera e resterei scalzo fino alla fine dell'autunno.
Daría más vueltas en calesita, contemplaría más amaneceres, y jugaría con más niños, si tuviera otra vez la vida por delante.
Farei più giri in calesse, guarderei più albe, e giocherei con più bambini, se mi trovassi di nuovo la vita davanti.
Pero ya ven, tengo 85 años y sé que me estoy muriendo.
Ma vedete, ho 85 anni e so che sto morendo.
borges
| inviato da il 9/5/2006 alle 18:21 | |
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8 maggio 2006
...la festa della Mamma...
Uno spicchio di pera raramente mia madre buttava via una pera fradicia. Riusciva sempre col suo coltelluccio che aveva la punta ricurva e serviva a scappucciare le orecchiette a salvarne almeno uno spicchio.
Leonardo Sinisgalli
 Cecilia Ravera Oneto ritratto di madre
| inviato da il 8/5/2006 alle 16:47 | |
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3 maggio 2006
..........
M'ILLUMINO D'IMMENSO...
| inviato da il 3/5/2006 alle 12:49 | |
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30 aprile 2006
 .....QUEST'ESTATE......SPAGNA!!!!!!!!!!!!!!!!! sn troppo felice!!! sarà un bellissimo viaggio!!!che bello!!!!!!....toccherà fare un corso intensivo di spagnolo..ma ne varrà la pena!!!!
| inviato da il 30/4/2006 alle 12:42 | |
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30 aprile 2006

(...) ..i ricordi che vi mando, così lontani da voi, in ogni senso, da voi inebbriata di feste e di fiori, vi faranno l'effetto di una brezza deliziosa, in mezzo alle veglie ardenti del vostro eterno carnevale. Il giorno in cui ritornerete laggiù, se pur vi ritornerete, e siederemo accanto un'altra volta, a spinger sassi col piede, e fantasie col pensiero, parleremo forse di quelle altre ebbrezze che ha la vita altrove. (...)
Giovanni Verga
Anna
| inviato da il 30/4/2006 alle 9:26 | |
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27 aprile 2006

| inviato da il 27/4/2006 alle 15:0 | |
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10 aprile 2006
...
Qualcuno era comunista perché credeva di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.
Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché sentiva la necessità di una morale diversa.
Perché forse era solo una forza, un volo, un sogno. Era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.
Qualcuno era comunista perché con accanto questo slancio ognuno era come più di se stesso: era come due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana, e dall'altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo, per cambiare veramente la vita.
... tratto da Qualcuno era comunista, Giorgio Gaber
ANna
| inviato da il 10/4/2006 alle 16:56 | |
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10 aprile 2006
 enjoy the silence
Anna
| inviato da il 10/4/2006 alle 2:20 | |
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10 aprile 2006

il mare è tutto azzurro il mare è tutto calmo nel cuore è quasi un urlo di gioia e tutto è calmo
sandro penna
Anna
| inviato da il 10/4/2006 alle 2:14 | |
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8 aprile 2006
Cosa c’entrate voi con Gesù?
Lettera all’On. Bondi e al presidente del Consiglio:
Di suor Anna Pia De Marchi e suor Tiziana D’Agostino*
Gentile Premier e gentile onorevole, con grande sorpresa e sconcerto abbiamo ricevuto il vostro opuscolo dal titolo “I frutti e l’albero. Cinque anni di governo Berlusconi letti alla luce della dottrina sociale della Chiesa”. Noi non accettiamo e non ammettiamo che i membri del Governo possano servirsi della fede e della Chiesa per scopi politici! Ciò è grave!! Con Gesù non si deve scherzare!! Noi spendiamo la vita al servizio del mondo dei poveri, dei senza tetto in tutte le parti del mondo. Ho vissuto 50 anni in terra di missione (Uganda) dove c’è tanta miseria a causa della guerra che dura da 20 anni. Una guerra assurda che obbliga centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini a vivere in campi profughi. Nel vostro opuscolo parlate di “frutti”, dello “stare dalla parte dei più deboli”, “del difendere e rispettare la vita”, “della solidarietà con i popoli più sofferenti” (cooperazione internazionale, remissione del debito…). Noi suore missionarie dedicate ai più poveri e alle situazioni più disperate rifiutiamo questo vostro abuso nell’utilizzo di parole e concetti così profondi e importanti per noi e per tantissime altre persone solamente per ottenere (in modo deplorevole) Voti! Vi chiediamo: perché questa spesa per pubblicare questi opuscoli non poteva invece essere utilizzata per sollevare il tenore di vita di tanti cittadini italiani che vivono in povertà? Qui a Palermo, da tempo, noi operiamo in uno dei quartieri più degradati del centro storico: mamme che bussano ogni giorno alla nostra porta con l’ansia dello sfratto o della mancanza di soldi per sfamare i loro bambini o per pagare bollette della luce, del gas ecc… Persone ammalate che non possono procurarsi le medicine perché non mutuabili… Ci chiediamo perché nel vostro libretto, così ben fatto e organizzato, non avete spiegato perché i più ricchi possono ottenere sempre tutto e gratuitamente mentre invece i più poveri (e in Italia ce ne sono sempre di più) non si possono permettere quasi nulla. Invece che una miserabile e squallida pubblicità politica rivolta a tutte le parrocchie e agli istituti religiosi, si poteva organizzare (con le medesime spese) una campagna per la difesa dei diritti di tutti i cittadini italiani (non solo quelli di serie A). Chiediamo che nella nostra Italia, che si dichiara democratica, ci sia più trasparenza e lealtà! Abbiamo pure letto sul vostro libretto che avete creato leggi ispirate ai valori del Vangelo…Ma quali leggi? Quelle per gli immigrati? O quelle che tutelano i ricchi davanti alla giustizia? O ancora altre che sono il rovescio del comando divino, che dice di spartire il pane con l’affamato, il vestito con l’ignudo, la casa con il povero senza tetto o l’essere una cosa sola con TUTTI non escludendo però i poveri e le masse di disoccupati senza speranza! E’ solo Gesù che può farci riconoscere dai frutti l’albero: e i vostri frutti - caro on. Bondi - quali sono stati? Forse la partecipazione alla guerra in Iraq? Caro Presidente Silvio Berlusconi hai tanti mezzi a tua disposizione. Ti chiediamo allora, per favore, di non sfruttare in modo indegno il Vangelo e la Sposa di Cristo, la Chiesa
*missionarie comboniane
tratto dal giornale Liberazione
Anna
| inviato da il 8/4/2006 alle 16:57 | |
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8 aprile 2006
"Siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualunque ingiustizia commessa contro chiunque in qualunque parte del mondo"
(Ernesto Guevara)
Anna
| inviato da il 8/4/2006 alle 8:29 | |
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5 aprile 2006
«Ho troppa stima dell’intelligenza degli italiani per pensare che ci siano in giro così tanti coglioni che possano votare contro il proprio interesse».
Silvio Berlusconi
allora...SONO LIBERA E FIERA DI ESSERE UNA COGLIONA!
Antonio Di Pietro: «Meglio coglioni che Berlusconi»
| inviato da il 5/4/2006 alle 15:15 | |
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4 aprile 2006
Forse presto, verso la fine della vita, ci chiederemo cosa abbiamo fatto contro la miseria del nostro tempo, e non sarà molto quello che saremo stati in grado di fare. Forse ci si chiederà che cosa abbiamo capito delle idee direttive del nostro tempo e a quali errori ci siamo opposti, e dovremo dire che, rispetto al corso della storia, siamo rimasti indietro di generazioni, incostanti nella nostra riflessione, confusi di fronte alle domande che ci sono state poste.
Ma se ci sarà chiesto per che cosa siamo stati n questo mondo, speriamo di poter rispondere: ci siamo sforzati di guardare il mondo con gli occhi dell’amore, abbiamo ritrovato il “Piccolo Principe” in mezzo al deserto del nostro cuore e ci sono stati nella nostra vita, occhi che ci hanno guardato come finestre aperte verso l’eternità. Siamo saliti insieme sulla barca che insieme ci porta sull’altra sponda. Gli antichi Egizi avevano ragione: negli occhi dell’amore il mondo intero è soltanto il velo, la luce, l’ombra dell’eternità.
Eugen Drewermann,L’interpretazione psicoanalitica del Piccolo Principe
Anna
| inviato da il 4/4/2006 alle 0:22 | |
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3 aprile 2006

oggi lunedì 3 aprile 2006 ...PIOVE...
e mi viene in mente una frase...
"pioggia fredda di primavera amica innocente di un tempo PERDUTO FUGGITO per sempre"
Anna
| inviato da il 3/4/2006 alle 16:18 | |
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3 aprile 2006
Fermate tutti gli orologi, isolate il telefono, fate tacere il cane con un osso succulento, chiudete i pianoforte, e tra un rullio smorzato portate fuori il feretro, si accostino i dolenti.
Incrocino aeroplani lamentosi lassù e scrivano sul cielo il messaggio Lui È Morto, allacciate nastri di crespo al collo bianco dei piccioni, i vigili si mettano guanti di tela nera.
Lui era il mio Nord, il mio Sud, il mio Est ed Ovest, la mia settimana di lavoro e il mio riposo la domenica, il mio mezzodì, la mezzanotte, la mia lingua, il mio canto; pensavo che l'amore fosse eterno: e avevo torto.
Non servon più le stelle: spegnetele anche tutte; imballate la luna, smontate pure il sole; svuotatemi l'oceano e sradicate il bosco; perché ormai più nulla può giovare.
W. H. Auden
Anna
| inviato da il 3/4/2006 alle 15:49 | |
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